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365 racconti per 365 giorni

Una sfida con me stessa, un racconto da scrivere ogni giorno per divertire e divertirmi.

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365 Stories from my Head

Il sadismo degli scrittori

domenica 7 aprile 2013

Buonsalve! Questo racconto è ispirato a un argomento trattato durante la presentazione di sabato al Lupo Rosso de “L’ampolla scarlatta” di Monique Scisci ovvero la tendenza degli scrittori a comportarsi in maniera molto sadica con i loro personaggi per quanto a volte sono restii ad ammetterlo ;D

p.s. sebbene la protagonista del racconto sia una donna ho scelto di mettere una foto di George Martin perchè.... beh chi ha letto le sue "cronache del Ghiaccio e del Fuoco" lo sa XD

Il sadismo degli scrittori
(racconto n.219)

Mi chiamo Lauren e sono una scrittrice ormai da diversi anni. Io sono una di quelle autrici che si affezionano molto ai propri personaggi. Ogni volta che uno di loro soffre o vive una brutta esperienza io mi sento davvero malissimo. Il mio nuovo romanzo, ad esempio, racconta la storia di Jacob, un giovane stregone molto potente che parte alla ricerca degli assassini che hanno torturato e ucciso sua madre davanti ai suoi occhi per poi marchiarlo a fuoco con il loro simbolo.
Ieri poi ho scritto una scena in cui Jacob si è ritrovato a dover decidere tra chi dei suoi due compagni di viaggio, la ragazza di cui si è innamorato e il suo migliore amico, sarebbe dovuto morire. Il suo amico ovviamente gli impone di scegliere la ragazza, dicendosi disposto a sacrificarsi, ma nel momento in cui lui compie la scelta i suoi nemici violentano e mutilano la ragazza per poi lasciarla a terra ai suoi piedi a morire. Ho scelto di inserire una scena del genere perché era necessario, ma fidatevi ho sofferto davvero tanto nel farlo. Non sono poi così crudele. Inoltre il suo migliore amico l’ho lasciato vivere.
Alcuni dicono di me che sono davvero troppo sadica. Insomma solo perché costringo i miei personaggi a subire atroci torture e a veder morire in maniera brutale tutte le persone a loro più care non vuol dire che io lo sia. O sì?
Naaaaaa… in fondo non ci provo mica gusto. Ora scusatemi, ma devo andare a scrivere il finale del mio nuovo romanzo: Jacob infatti riesce ad ammazzare i suoi nemici alla fine ma, a causa degli orrori a cui assiste durante lo scontro finale, impazzisce e arriva ad ammazzare il suo stesso amico per poi, dopo essere rinsavito, togliersi la vita.
Vi piace? Lo spero. Non sarà certo facile per me scrivere una cosa del genere, ma credo sia il finale di maggior impatto per la mia storia.
E guai a chi prova a dire ancora che sono sadica!


Pubblicato da Unknown alle 11:37 1 commenti  

Un nuovo arrivo

sabato 6 aprile 2013

Buonsalve!
Ecco qui un altro racconto sui pirati. Ultimamente sono in fissa, lo so… tutta colpa di One Piece XD

 Un nuovo arrivo
(racconto n.218)

Eric aveva navigato per anni, girando il mondo con la sua ciurma di pirati in cerca di avventure ed emozioni. Aveva combattuto a lungo e visto posti straordinari, ma non era preparato a conoscere lei, Seline.
Mentre riposava su una spiaggia, lei gli si era parata davanti di punto in bianco e si era presentata con un sorriso sfacciato e sicuro. – Ho sentito parlare molto di te, Eric Seaman. – disse. – Mi piacerebbe molto unirmi alla tua ciurma.
Lui all’inizio rise della sua proposta poi però il suo sguardo determinato lo incuriosì. Decise quindi di metterla alla prova.
Incrociò le braccia al petto e le sorrise di rimando. – Sarebbe un piacere per me, ma se vuoi entrare nella mia ciurma devi superare due prove.
Lei si mise le mani sui fianchi. – Sentiamo. Sono pronta a tutto.
A quelle parole Eric iniziò a gongolare. Si sarebbe divertito un po’ a prenderla in giro. – Come prima cosa devi riuscire a commuoverci.
La ragazza non diede segno di essere sorpresa dalle sua parole. – Tutta la ciurma?
Il pirata fece un cenno di assenso. – Tutta la ciurma. – confermò. – Noi non siamo solo marinai, siamo una famiglia. Se vuoi farne parte devi dimostrare di saperne toccare l’essenza.
Gli uomini di Eric si riunirono allora sulla spiaggia, uomini rozzi che le fischiarono dietro non appena si fece avanti. Lei però non si fece intimorire. Con tutta la sua sfacciataggine si sedette su alcuni scogli e, inaspettatamente, iniziò a cantare. La sua voce vibrò intensa nell’aria, narrando del mare, di viaggi straordinari ai confini del mondo. Fu come se la sua voce emergesse dalle profondità dell’oceano stesso, da quelle terre lontane a cui tutto loro ambivano.
Eric la guardò affascinato. Quando il canto si affievolì si alzò e andò verso di lei con la spada sguainata. Menò un fendente rapido e preciso, ma lei si scansò sfoderando una coppia di pugnali dalla lama lunga e parando il suo attaccò. Seguirono una serie di scambi fatti di fendenti e affondi. Dopo un po’ Eric cominciò a scaldarsi. Era brava. Sapeva combattere non c’erano dubbi.
Si ritrovarono a sorridere entrambi, esaltati dallo scontro.
Con uno scatto, Eric la fece sbilanciare e l’atterrò puntandole la spada alla gola.
- A quanto pare ho vinto io.
  L’espressione della ragazza si fece arrogante. – Ne sei sicuro?
Solo in quel momento lui si accorse della lama di lei che gli premeva su un fianco.
- A quanto pare su quest’isola ho trovato un tesoro inaspettato. – disse il pirata.
Lei puntò un ginocchio e lo spinse di lato, facendolo finire con la schiena a terra e portandosi sopra di lui. – Un tesoro che però non è fatto per appartenere a qualcuno.
Eric scoppiò a ridere e quando entrambi si rimisero in piedi le porse la mano con un sorriso inaspettatamente gentile. – Benvenuta a bordo.
La ciurma accolse la nuova arrivata con un grido di entusiasmo.
Seline gli strinse a sua volta la mano. – Grazie, capitano.



Pubblicato da Unknown alle 15:07 1 commenti  

Un libro da incubo

venerdì 5 aprile 2013

Buonsalve! Ho scritto questo racconto perché due sere fa ho iniziato a leggere il libro “i vivi, i morti e gli altri” di Claudio Vergnani e… beh ho finito con l’avere gli incubi (e guardate che ce ne vuole per impressionarmi, fidatevi).
Comunque come non sfruttare la cosa per inventarci su un bel racconto?  XD
p.s. l'immagine a fine racconto è proprio quella che si trova sulla copertina del libro di Vergnani ;)


Un libro da incubo
(racconto n.217)

Zombie. Erano ovunque. La paura mi scivolava sulla pelle, paralizzandomi e impedendomi quasi di ragionare.  Accanto a me, Rick, il mio ragazzo cercava disperatamente una via di fuga.  All’improvviso mi afferrò per un braccio e mi trascinò via, verso le scale.
Mi urlò di correre, di non guardarmi indietro, ma le sue parole mi arrivavano lontane, ovattate.  Mentre correvo cercai di guardarmi indietro e vidi quegli esseri alle mie spalle. I brandelli di pelle scura che penzolavano dalla carne marcescente, gli umori che grondavano da ogni orifizio, i volti deformati dalla fame… quegli esseri, un tempo umani, arrancavano e si trascinavano nel disperato tentativo di soddisfare la propria fame, di strapparci la carne a morsi e nutrirsi di noi.
In un attimo raggiungemmo il terrazzo dove trovammo due zaini abbandonati. Rick me ne porse uno. – Paracaduti. Possiamo scappare, amore. Possiamo farcela.
Mi infilai lo zaino senza farmi domande. C’era qualcosa che non andava in quella situazione, ma non importava. Saltammo dal cornicione un attimo prima che gli zombie ci raggiungessero. Quando il paracadute si aprì sentii la speranza crescere. Potevamo farcela. Potevamo scappare.
Non so quanto riuscimmo ad allontanarci, ma nel momento in cui cominciammo la discesa scorsi una fiumana di zombie radunarsi sotto di noi.
L’ultima cosa che vidi furono le loro mani adunche e le bocche sbavanti.
Poi, all’improvviso, mi svegliai.
Mi alzai di scatto e, tremando,  mi guardai attorno. Ero a casa mia, nel mio letto e non c’erano zombie attorno a me. Era stato solo un brutto sogno. Guardai il libro che avevo sul comodino, un horror che parlava appunto di quelle orribili creature. Non avrei dovuto leggerlo prima di addormentarmi.
Non dormii molto quella notte. Quell’incubo mi aveva davvero scossa eppure non ero certo un tipo facilmente impressionabile.
La sera dopo misi da parte l’horror e presi un libro che mi era stato regalato poco tempo prima da un’amica che forse non conosceva molto i miei gusti, ma che quel giorno forse avrebbe potuto aiutarmi. Il libro era una  biografia non autorizzata di Johnny Depp.
Lo guardai e mi trovai a sghignazzare. Avevo letto un libro sugli zombie e avevo sognato gli zombie… magari avrebbe funzionato anche con quello.



Pubblicato da Unknown alle 11:11 1 commenti  

I'm no superman

giovedì 4 aprile 2013

Buonsalve! Questo racconto mi è venuto in mente ascoltando la sigla di “Scrubs” che sto ricominciando a seguire come si deve. Il titolo del racconto riprende proprio il titolo della canzone. Buona lettura! ^,.,^

I'm no superman 
(racconto n.216)

Susan cominciava a sentirsi davvero esasperata della sua vita. La mattina si alzava, preparava la colazione per suo marito e i suoi figli, ovviamente cercando di rispettare i gusti di tutti. Sua figlia era perennemente a dieta e non mangiava i pancakes che invece suo figlio più piccolo voleva disperatamente. Una volta finite le colazioni sistemava la cucina e si andava a lavare, vestire e truccare per andare al lavoro. Quindi le aspettavano circa nove ore di stressante lavoro durante il quale quella testa di cazzo di James, suo collega, le affidava tutte le pratiche più noiose e solo perché lei non era come le sue colleghe più sfacciate che con minigonne inguinali e bocche alle quali piaceva fin troppo aprirsi senza parlare riuscivano a facilitarsi sempre le cose.  Per quanto si fosse guadagnata la posizione di manager aziendale, quel viscido bastardo non faceva che lanciarle frecciatine od occhiate ambigue che le ricordavano di continuo la pessima opinione che aveva di lei. Dopo quelle ore snervanti doveva tornare a casa, preparare la cena, fare eventuali lavatrici e pulizie. Questo solo quando non doveva andare a prendere i figli o occuparsi dei diversi enti e associazioni benefiche  di cui faceva parte. 
Un giorno però ebbe uno strano spasmo all’occhio mentre era in macchina e per un pelo non rischiò di fare un incidente. Pensando fosse solo una questione di stanchezza decise di non badarci più di tanto. Gli spasmi però continuarono e alla fine, dopo anni di quella vita snervante, esplose.
Era al lavoro e dopo l’ennesima battuta del suo capo sentì qualcosa scattare in lei. Sbatté le pratiche addosso a James e buttò a terra tutto ciò che si trovava sulla sua scrivania. Urlò, dandogli del porco narcisista che non avrebbe mai combinato niente nella vita se non avesse avuto i soldi di papà a coprirlo.
Sebbene sapeva che avrebbe pagato le conseguenze della sfuriata, se ne andò sotto lo sguardo incredulo di tutti. Nel tornare a casa si sentì benissimo. Capì che in fondo un piccolo sfogo le sarebbe servito già da diverse settimane. Ogni tanto faceva bene tirare fuori un po’ di rabbia. In fondo lei non era mica una super donna.


Pubblicato da Unknown alle 12:48 1 commenti  

Odio la cioccolata!

mercoledì 3 aprile 2013

Buonsalve! A dispetto del titolo ho scritto questo racconto perché io AMO la cioccolata, la adoro, potrei non mangiare altro per giorni… anche se durante questa Pasqua ho talmente esagerato da non poterne davvero più XD

Odio la cioccolata!
(racconto n.215)

Marco detestava la cioccolata. Non l’aveva mai mangiata da piccolo perché i suoi genitori lo consideravano un cibo inutile, capace solo di cariare i denti e far ingrassare. Non facevano che ripetergli quanto fosse nociva e che era meglio per lui non mangiarla. Certo Marco sapeva che quel loro modo di fare era esagerato, ma questo non cambiava il fatto che avesse sviluppato un certo astio nei confronti del cioccolato.
Una volta avevo anche provato ad assaggiarlo. Era andato in un piccolo supermercato e aveva provato una tavoletta ripiena di una mousse che gli si era appicciata al palato e quasi lo aveva fatto vomitare. Dopo quel tentativo il suo disinteresse per il cioccolato era diventato quasi una fobia.
Non poteva sentirne l’odore che subito sentiva lo stomaco rimescolarsi.
Beatrix, la sua più cara amica, invece lo adorava. Ogni volta che si sentiva giù di morale le piaceva mangiare un pezzettino di cioccolata della quale ovviamente era sempre fornita.
- Ma come fai a mangiare quella roba? – le chiedeva sempre. – È davvero disgustosa e poi com’è possibile che tu sia sempre così magra?
In tutta risposta lei si limitava a ridere e a mangiare un pezzetto di cioccolata. – Costituzione… e tu come fai a detestarla? Dovresti provare a darle un’occasione!
- L’ho già fatto ed è stata un’esperienza terribile! – si lamentava lui e appena la ragazza provava a mettergli la cioccolata sotto il naso aggiungeva. – E non voglio ripeterla, ok?
Un giorno però, mentre erano nel suo appartamento, lei lo mise alle strette. Era davvero affamato, ma Beatrix aveva chiuso la porta della cucina e si era messa la chiave in tasca. Non gliel’avrebbe ridata finché lui non avesse provato ad assaggiare di nuovo un po’ di cioccolata e questa volta avrebbe deciso lei quale.
Dopo diverse ore di lotta, Marco fu costretto a desistere. Si sedettero al tavolo del soggiorno e lei gli mise davanti una barretta di cioccolata avvolta in una confezione scura.
- Questa è cioccolata artigianale. – disse. – Vedrai che sarà un’esperienza molto piacevole.
Marco deglutì e diede un piccolo morso alla barretta. Fu come se qualcosa gli fosse esploso in bocca, un sapore così intenso e meraviglioso da stordirlo.
Alzò gli occhi verso Beatrix che lo guardava sghignazzando. – Allora?
- Grazie! – rispose lui addentando un altro pezzo di cioccolata. – Grazie. Grazie. Grazie.
Quel giorno il suo astio svanì del tutto. Era stato influenzato fin troppo dai suoi genitori e dalla sua incapacità di scegliere del cioccolato decente. Infondo aveva solo bisogno di qualcuno che lo consigliasse e lo spingesse a tentare ancora.


Pubblicato da Unknown alle 14:17 1 commenti  

Una nuova scoperta

martedì 2 aprile 2013

Buonsalve! Un racconto per chi è troppo orgoglioso per mollare e, alla fine, riesce a trovare lungo la strada qualcosa di bello e inaspettato.

Una nuova scoperta
(racconto n.214)

Eledhel aveva sempre avuto paura degli umani. Era un’elfo silvano e come tale aveva passato tutta la sua vita nel bosco in cui era nato. La sua vita procedeva sicura e protetta, ma lui era sempre stato uno spirito ribelle che detestava le costrizioni e gli obblighi che gli venivano imposti.  Voleva vivere in base alle sue scelte anche a costo di commettere degli sbagli.  Per questo un giorno decise di andarsene per visitare il mondo degli uomini.  All’inizio fu un’esperienza orribile. Le guerre e gli orrori che vide durante i primi mesi di viaggio gli straziarono l’anima. Il concetto di morte violenta e innaturale era una cosa nuova e orribile per lui. Non riusciva a capire come degli esseri viventi potessero farsi del male l’un l’altro in maniera tanto crudele. Per un attimo fu tentato di tornare indietro, di mettere da parte il proprio desiderio di scoprire il mondo. Eledhel però aveva anche un altro difetto: l’orgoglio.
Non aveva intenzione di mollare, di mostrarsi debole agli occhi dei propri familiari. Detestava gli umani e il loro modo di essere, ma non avrebbe dato ai suoi genitori motivo di rinfacciargli la sua scelta. Per questo scelse di non mollare e di continuare a cercare. Doveva esserci qualcosa di buono negli umani. Non potevano fondare tutta la loro esistenza sull’odio e la violenza.
Continuò a viaggiare, discriminato e allontanato, ma consapevole che per niente al mondo avrebbe  rinunciato al proprio cammino. Poi un giorno incontrò Elena. Stava affrontando un gruppo di uomini nel tentativo di difendere un povero vecchio. Il gruppo si stava beffando di lei, spintonandola e cercando di metterle le mani addosso. Eledhel allora intervenne, aiutandola e facendo passare a quei balordi la voglia di maltrattare gli altri. Quando le chiese se andava tutto bene, inaspettatamente, lo schiaffeggiò.  L’elfo la guardò con gli occhi sgranati per la sorpresa.
- Voi guerrieri siete tutti uguali! – disse mettendosi le mani sui fianchi. – Per voi tutto si risolve sempre e solo con le armi.
Senza quasi rendersene conto scoppiò a ridere. Quell’umana l’aveva davvero sorpreso e continuò a farlo anche in seguito. Elena gli mostrò per la prima volta il lato migliore degli esseri umani, quello disposto a sacrificarsi e a fare sempre ciò che è giusto. Si rese conto che c’era qualcosa di meraviglioso in loro qualcosa della quale non poté che innamorarsi.  Qualcosa che lo legò nel cuore e nell’anima alla bella e forte mortale.




Pubblicato da Unknown alle 14:13 1 commenti  

Un brutto sogno

lunedì 1 aprile 2013


Buonsalve! Questo racconto è nato pensando a come a volte una situazione piacevole può trasformarsi in un vero… incubo.

Un brutto sogno
(racconto n.213)


Nicole aveva vissuto tutta la sua esistenza in quel piccolo villaggio dove ognuno si occupava di tutto quello che avevano bisogno per la sussistenza di tutti.  C’era chi provvedeva all’allevamento del bestiame e alla produzione di carne e formaggi, chi si occupava delle coltivazioni e poi c’era il falegname, l’elettricista e il fornaio… la loro era una comunità piccola, ma autonoma e molto unita.  Ogni volta che nascevano delle difficoltà si sostenevano a vicenda ed erano pronti a tutto per difendersi gli uni con gli altri. Un giorno però nel loro villaggio arrivò Gregor. Era un uomo affascinante, uno straniero che attirò subito la sua attenzione con la sua aria da cittadino vissuto, consapevole e amante della bella vita. Era finito per caso nel loro villaggio ed era stato costretto a fermarsi a causa di un guasto alla macchina. Per far arrivare i pezzi di ricambio e aggiustare il veicolo ci sarebbero volute almeno tre settimane il che voleva dire che in quel periodo di tempo avrebbe dovuto guadagnarsi vitto e alloggio lavorando per qualcuno del villaggio. Il caso volle che fu proprio su padre ad assumerlo nella loro fattoria. Nicole si ritrovò a letto con lui sette giorni dopo. Iniziarono la loro storia di nascosto, facendo di tutto per non farsi scoprire. Sapeva che suo padre non l’avrebbe presa bene, che avrebbe anche potuto fare una pazzia. E la fece. Nicole non sapeva spiegarsi come lo avesse scoperto, ma all’improvviso piombò nel fienile in cui lui e Gregor si erano nascosti  brandendo un fucile. Sparò un colpo a bruciapelo che freddò Gregor all’istante poi iniziò a picchiarla col calcio del fucile. Per lunghi momenti non sentì che dolore e paura. Sperò con tutta se stessa che finisse al più presto. Poi ci fu solo lo sparo.

Natalie scattò a sedere, urlando dallo spavento. Si guardò attorno, tremante. Era nel suo letto, al sicuro nel suo appartamento a New York. Era stato solo un brutto incubo. Lei non era una contadina, ma una giovane e promettente avvocatessa.  Scosse la testa dandosi della stupida per essersi spaventata tanto per uno stupido incubo.


Pubblicato da Unknown alle 11:51 0 commenti  

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