skip to main | skip to sidebar

365 racconti per 365 giorni

Una sfida con me stessa, un racconto da scrivere ogni giorno per divertire e divertirmi.

Archivo del blog

  • ▼ 2013 (243)
    • ▼ agosto (31)
      • Ti va di vivere un'avventura?
      • Paura dei numeri
      • Le campane
      • Il complotto
      • Allegoria dell'acqua
      • Il naufrago
      • Il Sindacato delle Marmotte
      • ANGIE
      • La farfalla cremisi
      • Un osservatore da lontano
      • L'incubo
      • Un gesto d'amore
      • Sincera amicizia
      • Un vero imbranato
      • Un segno nel mondo
      • Tutto perfetto
      • Tu sei pazzo
      • Non solo estetica
      • L'uomo perfetto
      • Lo specchio dell'anima
      • Ali
      • La protagonista
      • Il coraggio di un guerriero
      • Conseguenze
      • Il cerchio delle fate
      • Morte amica
      • Creatività
      • La collezione
      • Gelosia violenta
      • Il raccolto
      • Una goccia di pioggia
    • ► luglio (31)
    • ► giugno (30)
    • ► maggio (31)
    • ► aprile (30)
    • ► marzo (31)
    • ► febbraio (28)
    • ► gennaio (31)
  • ► 2012 (122)
    • ► dicembre (31)
    • ► novembre (30)
    • ► ottobre (31)
    • ► settembre (30)

365 Stories from my Head

Incantesimo di note

domenica 13 gennaio 2013

Buonsalve! Il racconto di oggi mi é stato ispirato dalla presentazione di ieri al Lupo Rosso durante la quale sono state suonate bellissime musiche medievali. Buona lettura!

Incantesimo di note
(racconto n.135)


Lili viveva per la musica. Il canto per lei era come un incantesimo, una magia che la trasportava in un altro mondo. Letteralmente.
Aveva scoperto il suo potere quando aveva diciotto anni.
Erano ormai sei anni che studiava canto e finalmente quel giorno avrebbe avuto la sua prima esibizione. Si trattava solo di una serata in un locale da quattro soldi, ma per lei era un evento davvero importante.
Mancava solo un'ora al momento della sua esibizione quando iniziò a sentire uno strano formicolio sulla punta delle dita. Attribuendo quella strana sensazione al nervosismo si concentrò interamente sul momento che stava per vivere.
Poi toccò a lei. La musica partì e lei chiuse gli occhi. Le note riempirono l'aria e lei iniziò a cantare. In quel momento il formicolio si estese avvolgendo il suo corpo e riempiendolo di calore. Appena aprì gli occhi il locale era sparito.
Lili si ritrovò in un'ampia sala dalle pareti di cristallo sulle quali la luce formava giochi di luci mozzafiato.
Di fronte a lei, una donna bellissima dai lunghi capelli simili a fili d'oro la guardava sorridendo. Il suo volto era davvero radioso e di una bellezza luminosa.
- Bentornata.
Lili deglutì sentendosi intimidita dalla sua presenza. - Dove sono.
- Sei a casa, Lili. - la rassicurò la donna. - É qui che tu sei nata, piccola fata.
Lili scosse la testa a bocca aperta. Non riusciva nemmeno a credere a ciò che stava vedendo figuriamoci a una cosa del genere.
La donna le sorrise, rassicurante. - Sta tranquilla... Presto capirai. - disse avvicinandosi e coprendole gli occhi con una mano.
Quando tornò a guardare, Lili era di nuovo nel locale. La gente attorno a lei applaudiva entusiasta.
Sbalordita, la ragazza si chiese se non avesse solo immaginato tutto. Ancora non sapeva che presto sarebbe tornata in quella che presto avrebbe chiamato casa.

Pubblicato da Unknown alle 13:47 0 commenti  

Matrimonio a ogni costo

sabato 12 gennaio 2013

Buonsalve! Il racconto di oggi è ispirato a tutti quei programmi su Real Time dedicati ai matrimoni e alla ricerca dell’abito da sposa nonché a tutte quelle che farebbero di tutto per avere il matrimonio dei loro sogni.


Matrimonio a ogni costo
(racconto n.134)

Il sogno di Katie finalmente si stava realizzando: ventiquattro ore e avrebbe camminato lungo la navata per raggiungere il suo amore e diventare finalmente sua moglie.
Aveva sognato il suo matrimonio fin da quando era piccola. Si era sempre immaginata col vestito bianco per questo sapeva bene ciò che voleva e non aveva avuto problemi a trovarlo. Così come non aveva avuto problemi a capire che il suo Matt era l'uomo giusto per lei.
Si erano conosciuti in un bar e appena lui le aveva rivolto la parola lei lo aveva guardato e aveva pensato "Oh mio Dio. Questo me lo sposo."
E così era stato.
Si erano fidanzati e dopo tre anni lui le aveva fatto la proposta. Katie ovviamente aveva organizzato cerimonia e ricevimento in pochi mesi.
Quella mattina si stava depilando, immaginando come e quanto sarebbe stata bella il giorno dopo, quando una telefonata inattesa distrusse ogni suo sogno.
Matt era stato coinvolto in un incidente, un brutto incidente.
Tutto il suo mondo le crollò addosso. Si ritrovò in lacrime, incapace di credere che la sorte le avesse potuto giocare un tiro del genere.
Rimase a lungo in camera, ferma a guardare il suo abito cercando di elaborare un pensiero coerente. All'improvviso ebbe un'idea. Avrebbe trovato una soluzione. Nessuno le avrebbe impedito di sposarsi il giorno dopo e lo avrebbe fatto con Matt.

La mattina successiva, con indosso il vestito bianco, Katie era raggiante. Era sicura che ci sarebbe riuscita, che avrebbe avuto le sue nozze dei sogni. Certo non era proprio perfetto, ma niente lo é purtroppo e lei lo sapeva bene.
Camminando lungo la navata guardò Matt che barcollava con gli occhi sgranati e la testa che si muoveva a scatti.
Non avevano nascosto bene il colorito violaceo e le ferite, ma era comunque passabile.
Lei gli arrivò accanto e lui disse solo una cosa – Braaaaaaiiiins
Katie rise scrollando le spalle.
Se sei una potente strega in fondo hai il diritto di far di tutto per ottenere ciò che vuoi anche a costo di qualche piccolo effetto collaterale.


Pubblicato da Unknown alle 14:48 0 commenti  

Farfalla

venerdì 11 gennaio 2013

Buonsalve! Questo racconto è nato dalla statuetta di una fata che ho in salotto (quella che ho messo come immagine del post). Io non sono una fanatica animalista, non sono vegetariana, vegana o vegesaura, ma in effetti a certe persone che picchiano e maltrattano gli animali un trattamento come quello riservato a Marck lo riserverei più che volentieri…

Farfalla
(racconto n.133)

Mark aveva sempre odiato le farfalle. Le trovava creature inutili e fastidiose. Per lui erano solo degli insetti nocivi che si nascondevano dietro una bellezza insulsa per non fare la fine che meriterebbero. Per questo ogni volta che ne vedeva una si divertiva a dare loro la caccia e a schiacciarla, magari dopo avergli strappato le ali. Un giorno incontrò Lena, la più bella ragazza che avesse mai visto.
La invitò subito a uscire e per un po’ si frequentarono in assoluta normalità.
Peccato che lei amasse particolarmente fare lunghe passeggiate in prati fioriti cosa che ovviamente voleva dire dover sopportare la presenza di un gran numero farfalle.
A parte il suo amore per la natura, non sapeva molto altro di lei però era così bella e affascinante che Mark avrebbe sopportato qualsiasi cosa pur di continuare a vederla.
Un giorno però lei lo portò in un parco particolarmente grande.
C'erano così tanti fiori che il loro profumo intenso quasi gli dava alla testa. All'improvviso Lana si mise a correre, ridendo entusiasta mentre decine e decine di farfalle cominciavano a volarle attorno come se la stessero salutando.
Mark si tenne da parte cercando di non badare all'insopportabile presenza di quegli insetti schifosi. Poi però una farfalla si posò sul suo braccio e lui non resistette. La schiacciò con un gesto rapido e violento.
In quel momento Lana si voltò verso di lui. Il suo viso passò dallo sconvolto al furioso. - E così tu sei uno di quelli. Uno di quegli infami che si divertono a staccare le ali a quelle come noi.
In quel momento delle grosse ali di farfalle le spuntarono da dietro la schiena. Agghiacciato, Mark si mise a urlare, ma il suo grido venne soffocato da decine di farfalle che lo circondarono impazzite.
In un attimo, l'uomo si sentì graffiare e tirare mentre il dolore si faceva straziante. Fu un attimo. Schizzi di sangue inondarono il prato quando le farfalle gli staccarono le braccia dal corpo. Lana rimase a guardarlo dissanguarsi e il suo sorriso soddisfatto fu l'ultima cosa che Mark vide prima di spegnersi. 


Pubblicato da Unknown alle 13:19 0 commenti  

L'esperimento

giovedì 10 gennaio 2013

Buonsalve! Questo racconto non l’ho propriamente inventato. È stato un sogno che ho fatto circa due notti fa e il finale è il punto esatto in cui mi sono svegliata. Insomma come potevo non scriverlo?
Credo il sogno sia nato dal fatto che quella sera stessa avevo scritto il precedente racconto sul pinguino zombie e che, nel pomeriggio, mi è capitato sott’occhio un articolo secondo il quale alcuni scienziati hanno manipolato il virus dell’influenza aviaria in modo da renderlo altamente contagioso e studiare gli effetti di una possibile pandemia. Per la serie: il mio inconscio non scorda nulla. XD
Ah! Altro piccolo dettaglio: nel sogno tutti i personaggi presenti erano miei amici.

L'esperimento
(racconto n.132)

Guardando quegli esseri, un tempo uomini, Maia si chiese se fosse giusto continuare tutto quello. Creare un virus capace dare il via a una simile pandemia... Un’idea folle tanto quanto l'uomo che adesso stava riempiendo una siringa con quel virus letale.
- Vedrai che non succederà niente. - la rassicurò lui.
All'improvviso una di quelle creature, uno di quei non morti, iniziò a prendere a testate la gabbia di vetro in cui era rinchiuso assieme alle altre cavie.
Maia sussultò nel vedere il vetro incrinarsi.
- Sta tranquilla. - intervenne Vicky, la sua più cara amica. - Non usciranno da lì...
- E se dovessero...
- Non ci riusciranno. - la rassicurò lei per poi tirar fuori dalla tasca il mazzo di chiavi della sua moto.
Maia la guardò storto. - Però vuoi andartene.
Lei le fece la linguaccia e si avviò verso la porta. - Ma smettila e accompagnami al piano di sotto.
Vicky la guidò tra le ampie sale e scalinate del castello inglese in cui vivevano e lavoravano. Maia sperava che l’amica volesse andarsene, ma la ragazza la portò solo nell'ufficio della direttrice.
- Signora ci siamo. - disse Vicky con deferenza. - Stiamo analizzando ogni effetto della pandemia e presto saremo in grado di affrontare qualsiasi possibile minaccia.
La donna dai capelli grigi si limitò a fare un cenno del capo.
Le due ragazze si ritirarono e tornarono verso il laboratorio di ricerca. Quando arrivarono però ciò che videro fu l'inferno. I non morti erano fuggiti e si accanivano sugli scienziati con una fame brutale. Maia riuscì appena a scorgere l'uomo che fino a poco prima l'aveva rassicurata, venire azzannato alla gola da uno di loro.
Terrorizzata, si voltò e afferrò Vicky per la manica, trascinandola via.  Le due si lanciarono verso l'uscita, scendendo le scale di volata. Quando riuscirono ad arrivare alla moto però trovarono uno degli scienziati che stava cercando di rubarla.
Maia strinse i pugni e diede un cazzotto all'uomo facendolo finire a terra. - Muoviamoci. – disse facendo cenno all’amica di salire. - Usciamo da questo casino.


Pubblicato da Unknown alle 13:18 0 commenti  

Storia di un pinguino (non)morto

mercoledì 9 gennaio 2013

Ok oggi doppio post perché ho scoperto che il racconto di ieri non è stato pubblicato… o sì? Boh… Comunque ecco il VERO racconto di oggi ispirato a quello di ieri XD

Storia di un pinguino (non)morto
(racconto n. 131)

Pick abitava lì, fermo davanti a un grosso iceberg. Teneva lo sguardo fisso davanti a sé, incurante del clima capriccioso, del freddo e delle tempeste di neve che ogni tanto si abbattevano su quella zona del polo.
Se ne stava sempre da solo e immobile con i cristalli di ghiaccio che scendevano dal becco adunco. Nessuno sapeva come fossi finito lì quel pinguino, lontano dai territori di solito frequentati dai suoi simili. Forse si era perso o forse aveva semplicemente deciso di andarsene e di mettersi a fissare il vuoto per un motivo che solo lui conosceva.
L’unica  cosa certa era che, di punto in bianco, aveva cominciato a camminare percorrendo chilometri finché non aveva visto un iceberg che gli sembrava adatto e si era immobilizzato.
Un giorno un gruppo di pinguini, forse smarrito per via di una recente bufera, passò davanti al grosso iceberg.
Quando videro Pick, il gruppo si avvicinò guardingo chiedendosi cosa ci facesse lì da solo quello strano tipo.
Lui ovviamente non batté ciglio. Non distolse nemmeno lo sguardo dal punto misterioso che stava guardando. Il pinguino più grande del gruppo si fece avanti pensando che forse avrebbero potuto accogliere quel povero sfortunato tra loro. In quel momento una tempesta si scatenò nascondendo i due alla vista.
Appena il grosso pinguino fu a portata di becco qualcosa scattò in Pick.  In un attimo si fece avanti e affondò il becco nel cranio del suo simile.
Fu un colpo preciso che gli spaccò il cranio di netto. Quando questi crollò a terra, Pick iniziò a scavare divorandogli il cervello con estrema soddisfazione. Gli altri pinguini non videro la sorte della loro guida.
Uno ad uno si avvicinarono nel punto in cui questi si era diretto. Fecero tutti la stessa fine del loro compagno. Quando ebbe finito di divorare l'ultimo cervello, Pick emise un verso simile a un sonoro rutto e si rimise sotto il suo iceberg.
I suoi occhi tornarono a perdersi nel vuoto. Infondo cos'altro poteva fare un povero pinguino zombie?


Pubblicato da Unknown alle 16:13 0 commenti  

Il pinguino che odiava il freddo

Buonsalve! Chi mi conosce sa che non potevo non scrivere prima o poi un racconto che avesse come protagonista un pinguino. IO LI ADORO!!!! Li adoro e li colleziono (ho la casa piena di peluche pinguineschi). Sapete mi piacerebbe tantissimo adottare un pinguino zombie come animaletto domestico ma la vedo difficile (e intanto con questa frase forse mi è venuto in mente il racconto per domani. *,.,*)

Il pinguino che odiava il freddo
(racconto n.130)

Gips era un bellissimo esemplare di pinguino imperatore. Allegro ed entusiasta, amava molto socializzare peccato però che avesse una particolarità che lo aveva costretto a rinunciare alla compagnia dei suoi simili. Gips infatti non sopportava, anzi detestava il freddo.
Lo odiava così tanto che, una volta diventato abbastanza grande, decise di migrare  in un posto più caldo e s’intrufolò  in una delle grosse scatole di latta degli umani capaci di galleggiare sull'acqua.
Quando però giunse nella sua nuova casa, la più calda e confortevole che avesse mai avuto le cose non andarono proprio come si aspettava.
Pian piano riuscì a crearsi un nido in una splendida spiaggia lontana dalle tane degli uomini, ma gli animali che giravano nella zona non facevano che guardarlo storto e allontanarlo ogni volta che provava a fare amicizia.
Col tempo Gips iniziò a sentirsi triste e solo. Non capiva cosa ci fosse di sbagliato in lui. Quando stava con i suoi simili non si era mai sentito nel suo ambiente, ma quando aveva provato a trovare un posto più adatto a sé ecco che non veniva accettato. Forse avrebbe dovuto semplicemente rassegnarsi e sopportate il freddo. Lui però amava così tanto crogiolarsi al sole, un sole che lì era molto più piacevole di quello della sua terra.
Un giorno una vecchia tartaruga arrivò sulla spiaggia attirando l'attenzione di tutti. Dapprima timidamente, Gips si fece avanti e si presentò.
Con sua grande sorpresa la tartaruga gli rispose cordialmente, salutandolo e presentandosi come un amica. I due fecero amicizia e per un po' il giovane pinguino dimenticò la tristezza passata. La tartaruga però intuì che c'era qualcosa che non andava.
Quando Gips si sfogò con lei, la vecchia si esibì in un sorriso sdentato e iniziò a raccontargli della sua vita solitaria, di come era rimasta sola una volta uscita dall'uovo e aveva poi iniziato a viaggiare per trovare altri suoi simili.
Gli raccontò poi di quando li aveva incontrati per poi abbandonarli diversi mesi dopo perché infondo aveva capito che a lei bastava solo continuare a viaggiare.
- Un giorno Gips, - lo rassicurò. - ciò di cui hai bisogno arriverà da te in maniera inaspettata e tu saprai riconoscerlo.
E ciò accadde poco tempo dopo, quando una bella pinguina arrivò sulla spiaggia in cerca di un po' di calore. Fu subito amore al primo sguardo, uno sguardo in cui Gips capì che lui aveva già trovato il suo posto. Ciò di cui aveva davvero bisogno era solo qualcuno con cui condividerlo.


Pubblicato da Unknown alle 15:27 0 commenti  

La creatura

lunedì 7 gennaio 2013

Bonsalve! Un racconto che parla di come spesso i veri mostri non sono quelli che vagano nel mondo, ma quelli che vagano all'interno del nostro essere.

La creatura
(racconto n.129)

Marcus si era chiesto spesso come fosse possibile per lui dimenticare. Niente gli avrebbe mai fatto dimenticare l'orrore e il dolore a cui aveva presi parte.
Tutto era iniziato come una mattina normalissima. Era uscito con Marie, la sua ragazza ormai da diversi anni, per una gita fuori porta, una scampagnata nei boschi che avevano progettato ormai da tempo.
Avevano fatto un meraviglioso pic nic, supportati da una splendida giornata di sole che rendeva la temperatura primaverile mite e piacevole.
All'improvviso però, mentre s'inoltravano nel bosco, un vento gelido cominciò a scuotere le fronde degli alberi. La luce del sole sembrò farsi più debole, come oscurata da una tetra ombra. Poi arrivò il dolore.
Si diffuse dal fiancò annebbiandogli per lunghi momenti la vista e la mente. Crollò in ginocchio e solo l'urlo di Marie lo fece riprendere.
Quando alzò gli occhi verso di lei, vide un uomo chino sul suo corpo. Con una lama affilata le stava pian pian lacerando la carne, strappando via la pelle mentre col volto estasiato gioiva di ogni lamento della ragazza ancora in vita.
Marcus non poté fare niente se non guardare mentre lui la riduceva a un ammasso di carne informe, strappando e lacerando con una forza e una brutalità che non aveva niente di umano.
All'improvviso la creatura alzò di scatto la testa e si guardò attorno. I suoi occhi ambrati si posarono su di lui e Marcus sentì il dolore travolgerlo nuovamente e il buio avvolgerlo completamente.
Quando si risvegliò si trovava in un ospedale non molto distante dal bosco in cui era stato aggredito. Era in manette e c'erano delle guardie alla sua porta. Appena vide la polizia entrare nella sua stanza ebbe una bruttissima sensazione. Qualcosa  si incrinò nella sua mente quando gli dissero di averlo trovato privo di sensi con i vestiti completamente sporchi del sangue della sua ragazza. All'inizio tentò di difendersi, ma in un attimo i ricordi lo travolsero con violenza. Ricordò la creatura alzare gli occhi verso di lui, gli occhi che brillavano su un volto identico al proprio. Ricordò il suo piacere mentre uccideva e la sensazione di trovarsi come immerso in uno strano sogno, il sogno di una belva affamata di violenza che, nel profondo del suo subconscio, attendeva di avere di nuovo il suo momento.

Pubblicato da Unknown alle 11:56 0 commenti  

Post più recenti Post più vecchi Home page
Iscriviti a: Post (Atom)

Blog Design by Gisele Jaquenod

Work under CC License

Creative Commons License