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365 racconti per 365 giorni

Una sfida con me stessa, un racconto da scrivere ogni giorno per divertire e divertirmi.

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365 Stories from my Head

La creatura

lunedì 7 gennaio 2013

Bonsalve! Un racconto che parla di come spesso i veri mostri non sono quelli che vagano nel mondo, ma quelli che vagano all'interno del nostro essere.

La creatura
(racconto n.129)

Marcus si era chiesto spesso come fosse possibile per lui dimenticare. Niente gli avrebbe mai fatto dimenticare l'orrore e il dolore a cui aveva presi parte.
Tutto era iniziato come una mattina normalissima. Era uscito con Marie, la sua ragazza ormai da diversi anni, per una gita fuori porta, una scampagnata nei boschi che avevano progettato ormai da tempo.
Avevano fatto un meraviglioso pic nic, supportati da una splendida giornata di sole che rendeva la temperatura primaverile mite e piacevole.
All'improvviso però, mentre s'inoltravano nel bosco, un vento gelido cominciò a scuotere le fronde degli alberi. La luce del sole sembrò farsi più debole, come oscurata da una tetra ombra. Poi arrivò il dolore.
Si diffuse dal fiancò annebbiandogli per lunghi momenti la vista e la mente. Crollò in ginocchio e solo l'urlo di Marie lo fece riprendere.
Quando alzò gli occhi verso di lei, vide un uomo chino sul suo corpo. Con una lama affilata le stava pian pian lacerando la carne, strappando via la pelle mentre col volto estasiato gioiva di ogni lamento della ragazza ancora in vita.
Marcus non poté fare niente se non guardare mentre lui la riduceva a un ammasso di carne informe, strappando e lacerando con una forza e una brutalità che non aveva niente di umano.
All'improvviso la creatura alzò di scatto la testa e si guardò attorno. I suoi occhi ambrati si posarono su di lui e Marcus sentì il dolore travolgerlo nuovamente e il buio avvolgerlo completamente.
Quando si risvegliò si trovava in un ospedale non molto distante dal bosco in cui era stato aggredito. Era in manette e c'erano delle guardie alla sua porta. Appena vide la polizia entrare nella sua stanza ebbe una bruttissima sensazione. Qualcosa  si incrinò nella sua mente quando gli dissero di averlo trovato privo di sensi con i vestiti completamente sporchi del sangue della sua ragazza. All'inizio tentò di difendersi, ma in un attimo i ricordi lo travolsero con violenza. Ricordò la creatura alzare gli occhi verso di lui, gli occhi che brillavano su un volto identico al proprio. Ricordò il suo piacere mentre uccideva e la sensazione di trovarsi come immerso in uno strano sogno, il sogno di una belva affamata di violenza che, nel profondo del suo subconscio, attendeva di avere di nuovo il suo momento.

Pubblicato da Unknown alle 11:56 0 commenti  

Malattia

domenica 6 gennaio 2013

Buonsalve. Questo racconto parla di un tema molto delicato che in passato mi ha costretta a vedere soffrire diverse persone a cui volevo bene. I disturbi alimentari ( che si tratti di anoressia o di obesità) sono malattie che non devono essere prese sottogamba. Io stessa ho avuto problemi di salute legati al mio peso e proprio in base alla mia esperienza mi sono pienamente convinta che sia la consapevolezza di questi problemi e delle loro conseguenze il primo 
passo per evitarli.

Malattia
(racconto n.128)

Lana non sapeva che col suo comportamento si stava pian piano uccidendo. In tutta la sia vita non aveva mai amato se stessa. Si considerava scialba, insignificante, troppo grossa per poter andare bene in una città in cui l'apparenza sembrava essere la cosa più importante. C'era solo una persona che era riuscita a farla sentire davvero bella e desiderabile: suo marito Rick.
Dal primo giorno in cui erano stati insieme lui era stato in grado di rassicurarla e do far sparire, o almeno a reprimere, tutte le sue insicurezze. Sia con il primo che col secondo parto però, la depressione e l'ansia legata all'aumento di peso avevano fatto riemergere tutte le sue insicurezza.  Col tempo si era lasciata andare e aveva iniziato a ridurre drasticamente il cibo. In pochi anni si era ridotta a uno scheletro che a malapena riusciva a occuparsi delle sue due bambine. Vittima di una costante debolezza, le richieste delle piccole, che avrebbero tanto voluto poter giocare normalmente con la loro mamma, non fecero che farla stare ancora peggio.
Il fatto di non poter badare a loro e di non sentirsi una buona moglie e una buona mamma non faceva che peggiorare la sua condizione. All'inizio le persone che le stavano accanto non furono in grado di vedere il suo cambiamento. Era abile a nascondersi sotto vestiti ampli e scuse assurde. Quando però collassò per la prima volta e finì in ospedale, la verità travolse tutti, terribile e inaspettata. Iniziarono a trattarla come una bambola di porcellana e a fare di tutto per costringerla a mangiare che la fece solo sentire ancora più inutile. Niente riuscì ad aiutarla davvero, né l'incoraggiamento dei suoi cari né l'amore per i suoi due piccoli angeli.

Adesso che vedeva tutto in maniera più distaccata, Lana si rendeva conto di quanto fosse stata stupida a non capire. Era sempre stata circondata da così tanto amore eppure non era riuscita a vederlo. L'inadeguatezza della quale non riusciva a sbarazzarsi, le aveva impedito di scorgere la vera bellezza della sua vita.
Ora che era solo spirito, che la malattia aveva vinto non poté fare altro che struggersi nel rimpianto, incapace di passare oltre, per sempre legata al dolore dei suoi cari. 

Pubblicato da Unknown alle 11:09 0 commenti  

Death

sabato 5 gennaio 2013

BUonsalve! Questo racconto mi è stato ispirato da una canzone che ho sentito in Supernatural (il titolo è “Oh death” di Jen Titus) e che mi fa venire i brividi ogni volta che la sento.

Death
(racconto n.127)


Io esisto da sempre e da sempre osservo gli uomini. Loro mi disprezzano, mi odiano. Non capiscono che ciò che sono determina anche l’esito delle loro esistenze presenti e future. Certo sono felici quando mi occupo di un malvagio. Non solo esultano, ma si trovano anche  a elogiare colui che mi ha chiamato.
Nel momento in cui arrivo a toccare un innocente perè, è me che accusano.  Mi trasformano in una creatura di pura malvagità, l’essere spietato fautore delle disgrazie del mondo. Non gli interessa il fatto che, innocente o colpevole, ognuno di loro prima o poi mi avrebbe incontrato comunque. Per quelle creature sono io la causa di tutto il loro dolore e della loro paura. Ma cosa sarebbe il mondo senza di me?
Io lo so. Ho visto come sarebbe stato se non avessi teso la mia mano sulla razza umana. Col tempo l'intero pianeta sarebbe appassito, consumato dagli uomini sempre più numerosi. Essi avrebbero vagato nell'angoscia e in quel mondo ormai consumato avrebbero sofferto la fame con la carne straziata dai morsi dei loro stessi simili. E allora, nel momento del massimo tormento, avrebbero capito. Avrebbero compreso perché la mia presenza tra loro è necessaria.
Vittime della loro stessa brama di assoluto essi avrebbero invocato il mio nome. Un coro di lamenti si sarebbe levato al cielo e avrebbe raggiunto le radici dei pilastri della terra.
Io sarei rimasto a guardare mentre il mio nome diventava l'unica speranza per quei folli. Sarei stato l'unico rifugio dalla loro agonia. "Vienici a prendere." avrebbero urlato.
Ma io non avrei risposto. Perché la mia natura è neutrale, indifferente alle suppliche e ai lamenti.
Perché Morte é il mio nome. La fine di tutto e il principio di ogni cosa.


Pubblicato da Unknown alle 11:07 0 commenti  

Affamato

venerdì 4 gennaio 2013

Buooonsalve amici! Allora il racconto di oggi segue un po’ il filone di quelli che ho scritto negli ultimi giorni. Si insomma c’è la mia solita dosa di “cattiveria” quotidiana.

Affamato
(racconto n.126)

Brad non aveva mai amato la nuova zona in cui i suoi lo avevano costretto a vivere. Dopo il licenziamento di suo padre, erano andati ad abitare in un quartiere malfamato dove una persona era già fortunata che non la pugnalassero alle spalle mentre usciva per buttare la spazzatura.  Forse fu proprio per quello che la sua natura si risvegliò in maniera tanto brusca. Da educato e diligente studente delle superiori si era trasformato in… altro. Qualcosa  di violento e pericoloso. In effetti però il suo cambiamento era iniziato già molto tempo prima del trasloco. All’inizio provava solo una sensazione di disagio, un fastidio che lo faceva sentire fuori posto in ogni situazione. Col trasferimento però quel disagio era mutato, diventando una fame più forte di qualsiasi altro istinto. Per mesi aveva cercato di reprimere la sua  fame. Poi aveva conosciuto Katie. Era così bella, con la pelle candida e il corpo morbido e delicato. Un angelo nell’inferno che era quello schifo di quartiere.  Appena la vide capì che sarebbe stata lei a placare la sua fame. Per questo la invitò a uscire. Fu una serata piacevole, un normale appuntamento di una tranquilla coppia di studenti. Ma quando la sera finì, quando si trovarono tutti e due in un vicolo, poco distante dalla casa di lei, le cose cambiarono. Per nulla intimidita, Katie si avvicinò e lo baciò sulle labbra. Fu così intenso e la sua bocca aveva un sapore così dolce che la fame prese il sopravvento. In un attimo Brad serrò i denti sulla lingua di lei, mozzandola con uno strattone violento del capo.
In un attimo la bocca della ragazza venne inondata di sangue.
Lui allora si gettò su di lei, azzannandole una guancia morbida che masticò e ingoiò con gusto. Con un ghigno a deformargli il viso, affondò i denti nella carne, strappando e masticando, spolpando ogni osso con estrema accuratezza.
Quando ebbe finito si ripulì il viso con un fazzoletto e gli diede fuoco assieme ai pochi resti rimasti della ragazza. Nessuno si accorse di nulla. In quel quartiere infondo tutti erano abituati a farsi gli affari propri. Brad sorrise e se ne tornò a casa soddisfatto. La sua fame era stata saziata.
Per il momento.


Pubblicato da Unknown alle 15:36 0 commenti  

Il colloquio

giovedì 3 gennaio 2013


Buonsalve! In questi ultimi racconti sto parlando molto di demoni e creature oscure... Si vede che mi sta tornando il buonumore ^,.,^

Il colloquio
(racconto n.125)

Darla era nervosa. Quello per lei era il colloquio decisivo e sapeva che non avrebbe avuto altre possibilità per ottenere l’incarico dei suoi sogni.
Se ne stava seduta su una sedia agitando le gambe nervosamente, in attesa che il suo esaminatore arrivasse. Quando questi entrò, si alzò in piedi salutandolo con un leggero inchino.  L'uomo la osservò con sguardo affilato e si sedette a un tavolo, unico mobile della stanza dalle pareti grigie.
- Bene signorina. - iniziò. - Mi parli delle sue precedenti esperienze.
Darla fece un respiro. Si era preparata tutta la vita per quello ed era assolutamente certa delle sue potenzialità. - Ho iniziato a lavorare quando avevo sedici anni. Adescavo gli uomini con il mio fascino e li facevo crollare ubriachi prima che potessero mettermi le mani addosso. Certo ogni tanto alcuni resistevano e mi toccava passare la notte con loro, ma alla fine tutti finivano con l’addormentarsi permettendomi di svignarmela con i loro portafogli e tutto quello che avevano di valore.
- Un talento precoce. - disse l'esaminatore con un ghigno.
- Che spero di aver sviluppato al meglio nel corso degli anni.
L'uomo esaminò il suo fascicolo e fece un fischio di approvazione. - A quanto pare i furti sono diventati omicidi al compimento dei suoi trent'anni.
Darla fece un cenno di assenso. - Ero incappata in un tipo a cui piacevano dei giochetti un po' troppo perversi per i miei gusti. Gli ho infilato un coltello là dove lui avrebbe voluto infilarmi i suoi strumenti e l'ho guardato morire dissanguato. É stato il mio primo omicidio, ma di  certo non l'ultimo e non il più divertente.
L'esaminatore chiuse con uno scatto il suo fascicolo e si alzò. – Non credo di aver bisogno di sapere altro.  Complimenti signorina - disse porgendole la mano - lei avrà le sue ali.
Quando Darla gli strinse la mano sentì una scarica di energia attraversarle tutto il corpo. Grosse ali nere le lacerarono la schiena sprizzando di sangue la parete alle sue spalle.  Ali a membrana, ali di demone.
Le ali che si era conquistata nella sua precedente vita mortale.



Pubblicato da Unknown alle 14:24 0 commenti  

Il mietitore

mercoledì 2 gennaio 2013

Buonsalve! Oggi ritorno al mio stile di scrittura un po' crudo e violento (non troppo visto che si tratta di un blog aperto a tutti). Spero vi piaccia! ^,.,^

Il mietitore
(racconto n.124)

Il sangue che cola denso e caldo da una ferita aperta, l'angoscia di un volto consapevole della morte imminente... Jacob amava quegli istanti, quei momenti di agonia in cui la morte raccoglie le sue vittime e le divora straziando la loro anima. Era quello il suo compito: trovare vittime per il Mietitore, il divoratore di anime. Erano passati diversi mesi da quando Lui era andato da Jason apparendogli come un’ombra più nera della notte, un vuoto capace di risucchiare qualsiasi luce. La sua anima a quanto sembrava era particolarmente appetitosa, ma il Mietitore sembrava più interessato a proporgli un accordo: lo avrebbe risparmiato solo se gli avesse consegnato trecento anime in tre anni. All'inizio Jason ne era rimasto terrorizzato, ma col tempo le cose erano cambiate.
Ricordava ancora la sua prima vittima.  Era una ragazza, una prostituta che aveva abbordato in una statale poco trafficata. L'aveva fatta salire in macchina mostrandole una grossa mazzetta da dieci dollari e l'aveva portata fino a un magazzino abbandonato. Li erano scesi e lei gli si era subito avvicinata, sorridendo sorniona.
Lui sorrise pensando che in fondo poteva anche approfittarne. Lasciò che la giovane gli slacciasse i jeans e si inginocchiasse ai suoi piedi.
Si lasciò andare, affondando le mani nei capelli della sua preda mentre sentiva su di sé lo sguardo affilato del Mietitore. Fu quando raggiunse l'orgasmo, nel momento di massimo piacere, che affondò nella gola della puttana la lama che teneva nascosta nella giacca.
Il sangue iniziò a scorrere aumentando il suo piacere con un'intensità devastante.
Spiazzato e con ancora i pantaloni calati si allontanò dalla sua vittima e mentre moriva osservò affascinato il Mietitore mentre le strappava l'anima dal corpo che pian piano si essiccò fino a diventare cenere.
Jacob si leccò le labbra, allacciandosi alla svelta i pantaloni. In quel momento non aveva dubbi che sarebbe riuscito a trovare le sue trecento vittime.    


Pubblicato da Unknown alle 13:32 2 commenti  

Seduttrice

martedì 1 gennaio 2013

Buonsalve e buon anno a tutti!! Questo racconto mi é stato ispirato da "Reaper" un bellissimo telefilm che ho finito di vedere due giorni fa e che ahimè hanno interrotto alla seconda stagione. Voglio vederlo ancora!!!! ;_;

Seduttrice
(racconto n.123)

Jason amava davvero molto Scarlett. Era la ragazza più bella e dolce che avesse mai incontrato. Aveva un visto bellissimo e luminoso e un carattere solare e altruista. Stavano insieme ormai da sei mesi e lui ormai era perso. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei ed era certo che niente avrebbe potuto separarli.


Martin adorava Scarlett. Era la ragazza più sensuale ed eccitante che avesse mai incontrato. Con i suoi lunghi capelli rossi, le labbra carnose e gli occhi da cerbiatta riusciva a eccitarlo con un solo sguardo. Non era solo del suo corpo bellissimo che era pazzo,ma anche del suo acume e della sua grinta che non facevano che renderla ancora più attraente. Per questo quando la vide in un bar con un damerino che sembrava appena uscito da un catalogo per fighetti non ci vide più dalla rabbia.
Si avvicinò a loro con passo deciso e afferrò quel verme per il bavero per poi colpirlo al volto con tutta la sua forza. L'altro finì a terra, ma dopo un attimo di smarrimento si alzò e strinse i pugni. Quando capì che era la ragazza che voleva, il damerino reagì e lo aggredì a sua volta.
Ci fu una rissa violenta nella quale vennero coinvolte altre tre persone. In un angolo la ragazza osservava la scena apparentemente sconvolta.


Dentro di sé però Scarlett stava gioendo. Era così facile ingannare gli uomini. Bastava dare loro il tipo di donna che desideravano e diventavano capaci di ogni cosa.
Martin e Jason. Le sue due prede si erano scatenate.
Uno di loro sarebbe diventato cadavere e l'altro... Beh l'altro sarebbe diventato una pietanza davvero gustosa. Certo c'era voluto un po' a prepararli ma ne era valsa la pena.  Del resto lei ne aveva di tempo libero quindi perché non divertirsi? All'improvviso Martin afferrò una bottiglia e la spaccò su un tavolo.
Con un urlo di rabbia e una violenza immane, squarciò la gola del suo avversario venendo inondato dal suo sangue.
Scarlett ghignò e i suoi occhi si tinsero di un colore ambrato. Finalmente la sua cena era pronta. 

Pubblicato da Unknown alle 09:26 0 commenti  

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