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365 racconti per 365 giorni

Una sfida con me stessa, un racconto da scrivere ogni giorno per divertire e divertirmi.

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365 Stories from my Head

Darsi una svegliata

giovedì 11 aprile 2013

 Buonsalve! Un racconto scritto immaginando cosa potrebbe pensare un angelo davanti a una persona che molti giudicherebbero “senza speranza”.

Darsi una svegliata
(racconto n.223)

A volte mi chiedo come si può essere così idioti o meglio, lo sapevo, ma non potevo crederci che lo si potesse essere a tal punto.  Ooops, scusate… mi presento: mi chiamo Eliel e sono un angelo custode.  Il mio protetto è quello che si suol dire un vero idiota. Non ha il fegato di affrontare le situazioni difficili e questo lo porta a farsi mettere i piedi in testa da tutti. Dal suo capo arrogante che lo trattava come uno schiavetto ( e a proposito dovrò fare due chiacchere con il suo angelo perché sta facendo davvero un pessimo lavoro) alla famiglia che lo vedeva solo come un povero fallito senza spina dorsale.
Certo lui affrontava quelle situazioni con una pazienza esasperante, ma non lo trovavo affatto giusto. Un giorno quindi decisi di dargli una mano con una ragazza che gli piaceva ormai da anni.
Ormai era arrivato a un punto di pensare a lei ogni dannatissimo momento della giornata rischiando di fare seri danni alla sua vita. Mi ha portato a un punto tale di esasperazione che decisi di dargli una mano.
Avete presente quelle piacevoli coincidenze che portano alla nascita di qualcosa di bello? Beh sono merito di noi angeli. Sono quei gesti che facciamo per sostenere i nostri protetti quando si dimostrano particolarmente meritevoli.
Grazie proprio a uno di questi gesti lui riuscì a mettersi con Natalie, bellissima e affascinante ragazza che aveva frequentato il suo stesso liceo. Peccato che anche in questo caso però lei lo trattasse come uno zerbino.
Lo comandava a bacchetta e lo sfruttava in ogni modo possibile facendogli fare di tutto e spillandogli soldi su soldi per togliersi ogni sfizio.  Fu allora che decisi di ricorrere a una soluzione drastica: gli trasmisi parte della mia esasperazione.
Così quando la sua ochetta andò da lui per chiedergli di comprarle una nuova borsa lui rispose: - Perché quella stupida borsa non te la fai comprare dall’imbecille da cui ti fai sbattere alla prima occasione così almeno avrà un altro posto dove infilarlo oltre al tuo culo sfatto.
Lei lo guardò a occhi sgranati e lui le diede le spalle e se ne andò. Da allora non si fece mettere più i piedi in testa da nessuno.  Ok, ammetto che non è stato un gesto molto angelico da parte mia, ma che ci potevo fare: in qualche modo doveva pur darsi una svegliata.


Pubblicato da Unknown alle 16:50 0 commenti  

Amarla per sempre

mercoledì 10 aprile 2013

Buonsalve! Un racconto che parala di come un’amicizia può sfociare in amore, di come, una volta terminata una storia, è difficile riuscire a tornare indietro e di come, allo stesso tempo, si è disposti anche a soffrire per la persona che si ama.

Amarla per sempre
(racconto n.222)

A volte è difficile tornare a vedere una persona con gli stessi occhi dopo che si è usciti da una relazione importante. Mike lo sapeva bene e ne soffriva molto. Lily un tempo era stata la sua più cara amica. Lei era un po’ un maschiaccio, amante dello sport e della buona birra e questo faceva di lei l’amica perfetta.
Poi era successo quello che molti avrebbero definito “l’inevitabile”. Uno sguardo d’intesa, un bacio rubato ed ecco che le cose si fecero complicate. All’inizio la loro storia fu bellissima, poi però lei ebbe paura. Le cose si stavano facendo davvero serie e non era pronta a impegnarsi o almeno non con lui. Alla fine la loro storia terminò con un “amici come prima”.
Mesi dopo, per quanto la loro amicizia sembrava essere tornata alla normalità, Mike si rese conto di essere ostinatamente e stupidamente innamorato di lei.
Avrebbe fatto davvero di tutto per Lily. Anche presentarle un ragazzo per il quale lei aveva una cotta. Le combinò un appuntamento e la stette ad ascoltare mentre gli raccontava dei loro appuntamenti e di quanto lui fosse straordinariamente bello e intelligente.
Fu davvero snervante, ma col tempo Mike si rese conto che l’amica era molto presa. Per questo quando lui la lasciò fece di tutto per cercare di aiutarla.
Arrivò perfino a bussare alla porta di quell’idiota nel momento in cui si rese conto che Lily era davvero disperata. 
Quando lui gli aprì fece letteralmente irruzione in casa sua. – Ascoltami bene, razza di imbecille: vedi di toglierti quella scopa che hai infilata su per il culo e torna dalla meravigliosa anzi no perfetta ragazza che negli ultimi due giorni non ha fatto altro che piangere per te perché lei è la cosa più bella che potrebbe mai capitarti nella tua inutile e triste vita.
Lui sgranò gli occhi e spalancò la bocca, ma Mike non gli diede il tempo di parlare. – Lei è speciale quindi vedi di non farla piangere mai più altrimenti giuro che ti spacco quella faccia da ebete che ti ritrovi.
Se ne andò e si richiuse la porta alle spalle.
L’idiota non gli disse più niente a riguardo anzi iniziò a trattarlo come il suo migliore amico dopo che lui e Lily si rimisero insieme.  A Mike faceva male,  ma era bello vederla felice anche se con un altro. Avrebbe fatto di tutto per la sua più cara amica.
E anche quel giorno, il giorno che avrebbe dovuto fare da testimone alle sue nozze sapeva che, in un modo o nell’altro l’avrebbe amata per sempre.

                                                               
                                                       

Pubblicato da Unknown alle 12:23 1 commenti  

Legame indissolubile

martedì 9 aprile 2013

Buonsalve amici! Un’altra storia di streghe e di amicizia, di legami ed affetti. Scrivendo questo racconto ho pensato che non sempre si è d’accordo con gli amici, ma se l’amicizia è vera allora prevarrà su tutto anche a costo di opporsi fermamente alle regole.

Legame indissolubile
(racconto n.221)

La vita di Siria si basava ormai da anni sul legame con le sue sorelle streghe. Fin dalla prima volta la sua che la sua magia si manifestò, loro erano state il suo sostegno e la sua forza. L’avevano aiutata a crescere e a capire se stessa anche quando i suoi stessi genitori le avevano voltato le spalle, iniziando a trattarla come un’estranea nella sua stessa casa. Nonostante fossero delle persone molto buone, le sue sorelle avevano però delle regole molto rigide che non potevano essere in alcun modo infrante. Chi lo faceva veniva punito severamente. Una di queste regole era di non rivelare mai la propria natura a degli estranei. Avevano a malapena tollerato il fatto che i suoi familiari lo sapessero sebbene l’avessero scoperto ancor prima che lei entrasse nella confraternita.  Christine, la sua più cara amica, un giorno però le confidò di aver trasgredito a quella regola fondamentale. Le disse che il suo ragazzo le aveva chiesto di sposarla e che aveva scelto di dirgli la verità per non iniziare la loro vita insieme tenendogli nascosta la parte più importante di sé.  Lui aveva accettato quella verità su di lei sebbene all’inizio ne fosse un po’ spaventato.
Siria le promise di mantenere il segreto ignorando che un’altra delle loro sorelle le stava ascoltando.  Il giorno dopo scoppiò il putiferio. Le sorelle più anziane indissero una riunione di tutta la confraternita e misero Christine alle strette. Siria si arrabbiò moltissimo nel vedere che la stavano sottoponendo a un vero e proprio processo. La punizione fu davvero dura: Christine avrebbe dovuto cancellare il ricordo della sua rivelazione dalla mente del suo compagno. Il problema con questi incantesimi però era la sua instabilità. Praticandolo sul suo ragazzo, rischiava di cancellare dalla sua mente ogni ricordo legato a lei e alla loro storia. Quando alla fine l’amica scoppiò a piangere, fu la sola ad andare da lei per consolarla.
- Perché dovete farle questo? – urlò. – Vogliono costruirsi una vita insieme! Non potete essere così crudeli!
Le altre sorelle non dissero niente, ma nei loro occhi si capiva che per loro era stato difficile prendere quella decisione. Volevano molto bene a Christine, ma le regole non potevano essere infrante.
Siria allora prese una decisione.- Se queste sono le regole della confraternita allora per non infrangerle non dovremmo farne parte.
Il panico cominciò a leggersi negli occhi delle altre assieme a mormorii irrequieti.
La sua decisione allora non fece che aumentare. – Questa confraternita è nata per proteggerci e sostenerci non per condannarci o torturarci.
Ci fu un lungo attimo di silenzio poi accadde una sorta di miracolo. Un’altra delle sue sorelle si mise al loro fianco. – Ha ragione. Non è giusto. Non così.
Altre sorelle si misero accanto a loro finché le sorelle più anziane non si arresero. E quando Christine l’abbracciò, ringraziandola più e più volte, Siria non poté fare a meno di sentirsi felice. Anche se non sarebbero mancati  i problemi o i momenti di crisi, quelle erano le sue amiche e le sue sorelle, la sola famiglia che riconosceva come tale. In un modo o nell’altro sarebbero sempre rimaste insieme. 


Pubblicato da Unknown alle 15:59 1 commenti  

Un segreto da custodire

lunedì 8 aprile 2013

Buonsalve! Oggi ho deciso di parlare di streghe. In effetti non ho scritto molti racconti su di loro.
Spero vi piaccia ^,.,^

Un segreto da custodire
(racconto n.120)

Tamara si era sempre chiesta cosa avrebbe fatto se avessero scoperto il suo segreto. Sua madre era una strega molto potente e le aveva insegnato tutto quello che sapeva. Per non parlare del fatto che le aveva trasmesso tutti i suoi poteri, poteri che, anche ai giorni nostri, di certo avrebbero spaventato un bel po’ di gente. Lavorava da anni in una grossa azienda e aveva fatto carriera in fretta, ma non aveva mai approfittato della maga per riuscirci. Tutto quello che aveva lo aveva ottenuto con le sue sole forze. Un giorno però passeggiando con Miriam, una sua collega con la quale aveva stretto una profonda amicizia, una macchina sbandò e invase il marciapiede.
Tamara afferrò il braccio della sua amica e si appellò al suo potere nel momento stesso in cui la macchina stette per travolgerle. Un attimo e si ritrovarono a pochi passi dalla vettura semidistrutta, incolumi. Stordita e confusa, Miriam la guardò per un attimo. Quando si rese conto di ciò che era successo sgranò gli occhi. Tamara cercò di rassicurarla, ma appena si avvicinò la donna indietreggiò spaventata.
Corse via un attimo dopo, lasciandola sola e addolorata mentre attorno a lei cominciavano ad arrivare i primi soccorsi. Miriam si diede malata per i due giorni successivi e questo non fece che far sentire la strega ancora più triste e spaventata. Non aveva idea di cosa l’amica avrebbe fatto. Probabilmente avrebbe parlato a qualcuno del suo segreto e il diffondersi della voce che fosse “strana” avrebbe costretto Tamara a trasferirsi. Era già successo in passato e ancora ne soffriva.
Tre giorni dopo però Miriam tornò al lavoro e si fermò davanti alla sua scrivania. Dopo un attimo di silenzio le sorrise e disse solo. – Grazie.
Le fece l’occhiolino e se ne andò. All’inizio Tamara non seppe cosa pensare poi però sorrise a sua volta. Di certo avrebbero parlato di quanto accaduto, ma sapeva che Miriam non avrebbe rivelato il suo segreto e, di certo, sarebbero rimaste amiche.


Pubblicato da Unknown alle 16:19 1 commenti  

Il sadismo degli scrittori

domenica 7 aprile 2013

Buonsalve! Questo racconto è ispirato a un argomento trattato durante la presentazione di sabato al Lupo Rosso de “L’ampolla scarlatta” di Monique Scisci ovvero la tendenza degli scrittori a comportarsi in maniera molto sadica con i loro personaggi per quanto a volte sono restii ad ammetterlo ;D

p.s. sebbene la protagonista del racconto sia una donna ho scelto di mettere una foto di George Martin perchè.... beh chi ha letto le sue "cronache del Ghiaccio e del Fuoco" lo sa XD

Il sadismo degli scrittori
(racconto n.219)

Mi chiamo Lauren e sono una scrittrice ormai da diversi anni. Io sono una di quelle autrici che si affezionano molto ai propri personaggi. Ogni volta che uno di loro soffre o vive una brutta esperienza io mi sento davvero malissimo. Il mio nuovo romanzo, ad esempio, racconta la storia di Jacob, un giovane stregone molto potente che parte alla ricerca degli assassini che hanno torturato e ucciso sua madre davanti ai suoi occhi per poi marchiarlo a fuoco con il loro simbolo.
Ieri poi ho scritto una scena in cui Jacob si è ritrovato a dover decidere tra chi dei suoi due compagni di viaggio, la ragazza di cui si è innamorato e il suo migliore amico, sarebbe dovuto morire. Il suo amico ovviamente gli impone di scegliere la ragazza, dicendosi disposto a sacrificarsi, ma nel momento in cui lui compie la scelta i suoi nemici violentano e mutilano la ragazza per poi lasciarla a terra ai suoi piedi a morire. Ho scelto di inserire una scena del genere perché era necessario, ma fidatevi ho sofferto davvero tanto nel farlo. Non sono poi così crudele. Inoltre il suo migliore amico l’ho lasciato vivere.
Alcuni dicono di me che sono davvero troppo sadica. Insomma solo perché costringo i miei personaggi a subire atroci torture e a veder morire in maniera brutale tutte le persone a loro più care non vuol dire che io lo sia. O sì?
Naaaaaa… in fondo non ci provo mica gusto. Ora scusatemi, ma devo andare a scrivere il finale del mio nuovo romanzo: Jacob infatti riesce ad ammazzare i suoi nemici alla fine ma, a causa degli orrori a cui assiste durante lo scontro finale, impazzisce e arriva ad ammazzare il suo stesso amico per poi, dopo essere rinsavito, togliersi la vita.
Vi piace? Lo spero. Non sarà certo facile per me scrivere una cosa del genere, ma credo sia il finale di maggior impatto per la mia storia.
E guai a chi prova a dire ancora che sono sadica!


Pubblicato da Unknown alle 11:37 1 commenti  

Un nuovo arrivo

sabato 6 aprile 2013

Buonsalve!
Ecco qui un altro racconto sui pirati. Ultimamente sono in fissa, lo so… tutta colpa di One Piece XD

 Un nuovo arrivo
(racconto n.218)

Eric aveva navigato per anni, girando il mondo con la sua ciurma di pirati in cerca di avventure ed emozioni. Aveva combattuto a lungo e visto posti straordinari, ma non era preparato a conoscere lei, Seline.
Mentre riposava su una spiaggia, lei gli si era parata davanti di punto in bianco e si era presentata con un sorriso sfacciato e sicuro. – Ho sentito parlare molto di te, Eric Seaman. – disse. – Mi piacerebbe molto unirmi alla tua ciurma.
Lui all’inizio rise della sua proposta poi però il suo sguardo determinato lo incuriosì. Decise quindi di metterla alla prova.
Incrociò le braccia al petto e le sorrise di rimando. – Sarebbe un piacere per me, ma se vuoi entrare nella mia ciurma devi superare due prove.
Lei si mise le mani sui fianchi. – Sentiamo. Sono pronta a tutto.
A quelle parole Eric iniziò a gongolare. Si sarebbe divertito un po’ a prenderla in giro. – Come prima cosa devi riuscire a commuoverci.
La ragazza non diede segno di essere sorpresa dalle sua parole. – Tutta la ciurma?
Il pirata fece un cenno di assenso. – Tutta la ciurma. – confermò. – Noi non siamo solo marinai, siamo una famiglia. Se vuoi farne parte devi dimostrare di saperne toccare l’essenza.
Gli uomini di Eric si riunirono allora sulla spiaggia, uomini rozzi che le fischiarono dietro non appena si fece avanti. Lei però non si fece intimorire. Con tutta la sua sfacciataggine si sedette su alcuni scogli e, inaspettatamente, iniziò a cantare. La sua voce vibrò intensa nell’aria, narrando del mare, di viaggi straordinari ai confini del mondo. Fu come se la sua voce emergesse dalle profondità dell’oceano stesso, da quelle terre lontane a cui tutto loro ambivano.
Eric la guardò affascinato. Quando il canto si affievolì si alzò e andò verso di lei con la spada sguainata. Menò un fendente rapido e preciso, ma lei si scansò sfoderando una coppia di pugnali dalla lama lunga e parando il suo attaccò. Seguirono una serie di scambi fatti di fendenti e affondi. Dopo un po’ Eric cominciò a scaldarsi. Era brava. Sapeva combattere non c’erano dubbi.
Si ritrovarono a sorridere entrambi, esaltati dallo scontro.
Con uno scatto, Eric la fece sbilanciare e l’atterrò puntandole la spada alla gola.
- A quanto pare ho vinto io.
  L’espressione della ragazza si fece arrogante. – Ne sei sicuro?
Solo in quel momento lui si accorse della lama di lei che gli premeva su un fianco.
- A quanto pare su quest’isola ho trovato un tesoro inaspettato. – disse il pirata.
Lei puntò un ginocchio e lo spinse di lato, facendolo finire con la schiena a terra e portandosi sopra di lui. – Un tesoro che però non è fatto per appartenere a qualcuno.
Eric scoppiò a ridere e quando entrambi si rimisero in piedi le porse la mano con un sorriso inaspettatamente gentile. – Benvenuta a bordo.
La ciurma accolse la nuova arrivata con un grido di entusiasmo.
Seline gli strinse a sua volta la mano. – Grazie, capitano.



Pubblicato da Unknown alle 15:07 1 commenti  

Un libro da incubo

venerdì 5 aprile 2013

Buonsalve! Ho scritto questo racconto perché due sere fa ho iniziato a leggere il libro “i vivi, i morti e gli altri” di Claudio Vergnani e… beh ho finito con l’avere gli incubi (e guardate che ce ne vuole per impressionarmi, fidatevi).
Comunque come non sfruttare la cosa per inventarci su un bel racconto?  XD
p.s. l'immagine a fine racconto è proprio quella che si trova sulla copertina del libro di Vergnani ;)


Un libro da incubo
(racconto n.217)

Zombie. Erano ovunque. La paura mi scivolava sulla pelle, paralizzandomi e impedendomi quasi di ragionare.  Accanto a me, Rick, il mio ragazzo cercava disperatamente una via di fuga.  All’improvviso mi afferrò per un braccio e mi trascinò via, verso le scale.
Mi urlò di correre, di non guardarmi indietro, ma le sue parole mi arrivavano lontane, ovattate.  Mentre correvo cercai di guardarmi indietro e vidi quegli esseri alle mie spalle. I brandelli di pelle scura che penzolavano dalla carne marcescente, gli umori che grondavano da ogni orifizio, i volti deformati dalla fame… quegli esseri, un tempo umani, arrancavano e si trascinavano nel disperato tentativo di soddisfare la propria fame, di strapparci la carne a morsi e nutrirsi di noi.
In un attimo raggiungemmo il terrazzo dove trovammo due zaini abbandonati. Rick me ne porse uno. – Paracaduti. Possiamo scappare, amore. Possiamo farcela.
Mi infilai lo zaino senza farmi domande. C’era qualcosa che non andava in quella situazione, ma non importava. Saltammo dal cornicione un attimo prima che gli zombie ci raggiungessero. Quando il paracadute si aprì sentii la speranza crescere. Potevamo farcela. Potevamo scappare.
Non so quanto riuscimmo ad allontanarci, ma nel momento in cui cominciammo la discesa scorsi una fiumana di zombie radunarsi sotto di noi.
L’ultima cosa che vidi furono le loro mani adunche e le bocche sbavanti.
Poi, all’improvviso, mi svegliai.
Mi alzai di scatto e, tremando,  mi guardai attorno. Ero a casa mia, nel mio letto e non c’erano zombie attorno a me. Era stato solo un brutto sogno. Guardai il libro che avevo sul comodino, un horror che parlava appunto di quelle orribili creature. Non avrei dovuto leggerlo prima di addormentarmi.
Non dormii molto quella notte. Quell’incubo mi aveva davvero scossa eppure non ero certo un tipo facilmente impressionabile.
La sera dopo misi da parte l’horror e presi un libro che mi era stato regalato poco tempo prima da un’amica che forse non conosceva molto i miei gusti, ma che quel giorno forse avrebbe potuto aiutarmi. Il libro era una  biografia non autorizzata di Johnny Depp.
Lo guardai e mi trovai a sghignazzare. Avevo letto un libro sugli zombie e avevo sognato gli zombie… magari avrebbe funzionato anche con quello.



Pubblicato da Unknown alle 11:11 1 commenti  

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