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365 racconti per 365 giorni

Una sfida con me stessa, un racconto da scrivere ogni giorno per divertire e divertirmi.

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365 Stories from my Head

Ali

domenica 11 agosto 2013

Buonsalve! Un racconto che parla di chi è diverso, ma di come a volte questa diversità sia anche ciò che ci rende davvero liberi e che ci permette di prendere il volo.

Ali
(racconto n.345)

Alia viveva in un mondo abitato da creature in parte umane e in parte animali che vivevano seguendo l’equilibrio naturale del loro essere, un mondo dove era la natura a dominare, selvaggia e priva di imposizioni. Un giorno però, venne trovata lei, una bambina che agli occhi di tutti parve davvero strana: Alia infatti era interamente umana salvo qualcosa che nessun abitante di quel mondo aveva mai avuto prima: due ali di cigno che le spuntavano da sotto le scapole.
La bambina venne cresciuta da una famiglia di uomini-gatto, sviluppando grazie ai loro insegnamenti una notevole agilità soprattutto nell’arrampicarsi.
Col tempo però la sua diversità cominciò a influire nella sua vita. Le discriminazioni e gli insulti da parte degli altri giovani divennero sempre più pesanti. Erano molte le volte in cui rientrava nella sua tana malconcia dopo essere stata picchiata o maltrattata.
Alia cominciò quindi a sentirsi sempre più triste e sola finché, un giorno non accadde qualcosa che la portò a un punto di rottura. Aveva vent’anni e il suo corpo ormai si era sviluppato come quello di una bellissima donna con ali maestose e imponenti che Alia però non aveva mai considerato davvero. Detestava tutto del suo corpo comprese quelle orribili estensioni.
Quel giorno se ne stava passeggiando da sola, chiedendosi perché fosse così strana, così diversa dagli altri. In quel momento un uomo-leone l’avvicinò, deridendola per il suo strano aspetto. Lei gli rispose a tono, rimettendolo al suo posto. Per quanto si detestasse, Alia non era certo tipo da farsi umiliare stando semplicemente zitta.
Lui però la prese male. L’afferrò con le zampe possenti e la spinse a terra. Lei si dimenò, urlò, ma l’uomo-leone era molto più forte di lei.
- Sta zitta, mostro! – le disse ridendole in faccia. – Orribile come sei dovresti solo ringraziarmi! Nessuno vorrà mai accoppiarsi con un’anormale come te!
Disperata, Alia gridò, scalciò e si agitò, finché all’improvviso non trovò un punto d’appoggio: le sue ali.
Con esse si diede una spinta tale da riuscire a liberarsi del suo aggressore.
La ragazza scappò, ormai al limite. S’inoltrò nella foresta e raggiunse uno degli alberi più alti. Con la sua agilità si arrampicò salendo più in alto che poteva. Quando raggiunse la cima e vide lo spettacolare panorama ai suoi piedi rimase a bocca aperta. Non era mai salita così in alto. In quel momento uno strano istinto si risvegliò in lei, qualcosa che non aveva mai provato prima.
Senza rendersene conto, spiegò le ali e si lanciò nel vuoto. Un attimo dopo si ritrovò in cielo, le ali che si muovevano in maniera istintiva e naturale.
Era bellissimo, la sensazione più esaltante che avesse mai provato. Volò per ore, sentendosi libera, euforica, felice. In quel momento se ne fregò degli altri! Che pensassero e dicessero ciò che volevano del suo aspetto! Quando voleva, lei avrebbe potuto spiccare il volo e vivere la sua libertà in cielo.

Da quel giorno non detestò più il suo corpo anzi lo sentì come non aveva mai fatto prima. Capì che in fondo quando la natura di dona un paio di ali, nei momenti più duri l'unica cosa da fare è buttarsi e spiccare il volo.


Pubblicato da Unknown alle 10:10 0 commenti  

La protagonista

sabato 10 agosto 2013


Buonsalve! Questo racconto è ispirato a quei romanzi per adolescenti che vivono di clichè e stereotipi non proprio troppo lusinghieri per noi ragazze. Un giorno secondo me le protagoniste di questi romanzi si ribelleranno e farebbero anche bene cavoli!

La protagonista
(racconto n.344)


La vita di Marta era stata programmata fin nel minimo dettaglio. Lei infatti era la protagonista di un classico romanzo per adolescenti. Il suo autore aveva studiato la trama nei minimi particolari: nella sua mente lei era una sedicenne come tante, timida e un po’ insicura, il tipico brutto anatroccolo che in realtà nel finale si rivelerà essere una strafiga da paura.
Ovviamente, per lui Marta veniva sempre presa di mira dai fighi della scuola che le facevano vivere un vero e proprio inferno a eccezione di uno di loro. Un bravo ragazzo che un giorno le avrebbe dichiarato un inspiegabile e profondo amore. Amore che ovviamente lei avrebbe rifiutato. A casa invece Marta non se la passava poi tanto male. L'autore già la immaginava vivere in una famiglia benestante che non le faceva mancare niente, ma con la quale non aveva poi molta comunicazione a causa dello snobismo dei genitori.
In ogni romanzo del genere che si rispetti però c’è un punto di svolta. In questo caso si tratta dell’arrivo nella scuola di Nicola, un ragazzo ripetente con diversi problemi disciplinari e l'atteggiamento del teppista arrogante.
L’autore qui ovviamente si perde nei soliti cliché e fa innamorare i due dopo una serie di incontri e scontri. Questa storia d’amore porterà alla fine Marta a sbocciare e a diventare più sicura proprio grazie alla presenza del suo innamorato del quale non avrebbe più potuto fare a meno. Nicola infatti si rivelerà essere un ragazzo gentile che si nascondeva dietro un’aria da teppista a causa di alcuni problemi in famiglia. Grazie al loro amore puro e sincero, i due troveranno un equilibrio nella loro esistenza e cominceranno una nuova vita eternamente insieme.

- Ok, questo scrittore è ufficialmente un’idiota! Non guardatemi con quella faccia da ebeti! Sono io! Marta! Sono la presunta protagonista di questo miscuglio di stereotipi. Ma davvero c'è gente che ha una così pessima opinione di noi ragazze? Cioè c'è davvero chi pensa davvero che solo grazie a un ragazzo noi riusciamo a diventare belle e forti? Ehi! Autore! Potrai pure incantare delle ragazzine infantili e sdolcinate con più ormoni che cervello, ma ricordati: lo stereotipo della ragazza timida che si mette con lo strafigo teppista è un’idiozia e io mi rifiuti di farne parte. Inoltre io non mi faccio influenzare da nessun ragazzo! Preferisco essere una donna vera che una fidanzatina sdolcinata dipendente dal proprio “innamorato”. Sai che ti dico? Addio caro! Fanculo caro!  


Pubblicato da Unknown alle 10:56 0 commenti  

Il coraggio di un guerriero

venerdì 9 agosto 2013

Buonsalve! Questo racconto parla di sacrificio, il sacrificio che ci porta a dare tutto per gli amici. A volte mi capita di pensare che forse sono troppo idealista, ma continuo ancora ad aver fiducia nell'amicizia... nonostante tutte le batoste e le fregature prese fino a oggi.

Il coraggio di un guerriero
(racconto n.343)


La battaglia infuriava ormai da un tempo che sembrava infinito. Sudato, stanco e zuppo del sangue dei suoi nemici, Maldan quasi non ricordava il motivo per cui tutto quello era iniziato. Forse in effetti non lo aveva mai saputo davvero. Lui era il campione del re, il guerriero più ammirato e temuto del regno e questo voleva dire che non aveva scelta: qualsiasi fosse la ragione lui e la sua squadra dovevano combattere per il loro sovrano. Anche se, come in quel caso, si trattava solo di una stupide questione di orgoglio tra re. Era stato tra i primi a scendere in battaglia e aveva visto in pochissimo tempo morire molti dei suoi compagni e amici. Se lo scontro fosse durato ancora a lungo non ci sarebbero stati né vincitori né vinti, ma solo cadaveri.

Per questo sebbene fosse arrivato al limite, decise di fare l’unica cosa possibile per salvare i suoi compagni. In un ultimo gesto disperato, sfidò il campione nemico in un duello che avrebbe decretato una volta per tutte il vincitore. Se avesse vinto i suoi amici si sarebbero salvati e lui sarebbe diventato un eroe per la nazione. Se avesse perso sarebbero tutti morti assieme all’onore e al rispetto che si era conquistato in anni di combattimenti. Quando si ritrovò davanti al suo avversario, un guerriero che sembrava più una bestia selvaggia che un uomo, capì di essere nei guai. Sembrava molto più forte e soprattutto più riposato di lui. Lo scontro fu devastante. Maldan combatté come un leone, spinto solo dal pensiero dei suoi compagni, delle persone che doveva salvare a tutti i costi. Non contavano le ferite né il dolore che pian piano cominciava ad avvertire a ogni movimento. Doveva farcela, salvare coloro che aveva il dovere di proteggere. Poi arrivò quel momento di consapevolezza in cui il guerriero capì di avere solo un’ultima occasione, un ultimo colpo prima di crollare. Maldan non lo sprecò. Mentre nella sua mente rivedeva i volti i volti delle persone a lui care, affondò la lama nella gola dell’avversario che in un attimo cadde a terra esanime. Un boato si levò dalle fila dei sopravvissuti dell’esercito di Maldan che sollevò la spada al cielo con un urlo di vittoria. Quello fu il suo ultimo grido. Si spense poco dopo, continuando a restare in piedi, saldo sulle gambe. Morì come aveva vissuto, con l’orgoglio di chi era sempre stato pronto a dare tutto per i suoi compagni.   


Pubblicato da Unknown alle 11:05 0 commenti  

Conseguenze

Buonsalve! Ho scritto questo racconto pensando a come le nostre azioni si riflettono sulle persone a noi care, spesso le prime a pagare per i nostri sbagli. Spero vi piaccia.

Conseguenze
(racconto n.342)

Sem aveva vissuto in un mondo a parte. I suoi genitori erano potenti maghi che praticavano le loro arti nascondendosi  dietro la facciata di titolari di una piccola erboristeria.  Avevano cresciuto Sam in maniera molto particolare alternando le normali ore di studio  per la scuola con esercizi di meditazione e concentrazione e pratica nelle arti magiche.
Se c’era una cosa che i suoi genitori gli avevano insegnato era che la magia aveva sempre delle conseguenze, soprattutto quando la si usava in maniera impropria.
Lui aveva sempre cercato di praticarla al meglio, restando fedele alle regole e ai principi che i suoi gli avevano trasmesso, ma per un adolescente era difficile fare la cosa giusta, soprattutto quando c’è di mezzo una ragazza. La ragazza in questione si chiamava Amanda ed era una delle più belle della scuola. Frequentava un tipo arrogante e presuntuoso che di certo non la trattava come avrebbe dovuto. Un giorno, vide Amanda in un parcheggio, intenta a discutere con il suo ragazzo in maniera piuttosto violenta. All’inizio non volle intromettersi, ma quando lui le diede uno schiaffo, Sem perse la testa.
Gli si avventò contro, pieno di rabbia e usò il suo potere per scaraventarlo lontano. Il ragazzo sbatté contro una parete e rimase per un attimo stordito e confuso. Quando si alzò, un gesto della mano di Sem gli fece calare i pantaloni.  Barcollò e inciampò in una pozza di fango.
- Ma che… com’è…?  - Il ragazzo gli lanciò un’occhiata di fuoco  - Tu non sei normale… sei… sei…
- Sta zitto, feccia! – ringhiò Sem, colpendolo a un fianco e usando la sua magia per scaraventarlo contro le auto parcheggiate.
Si sentiva potente, forte come no lo era mai stato. Non aveva mai sentito la sua magia in maniera così intensa e viva. Gli piaceva, gli piaceva davvero molto.
Lasciò il ragazzo  a terra, stremato e con il volto sanguinante e si voltò verso Amanda.
La ragazza lo guardò con occhi sgranati pieni di paura.
- Amanda…
Lei si allontanò appena provò ad avvicinarsi. Scappò via senza dire niente, lasciandolo solo con un senso di amarezza e angoscia. Solo in quel momento, finita l’esaltante sensazione di euforia che la magia gli aveva trasmesso, si era reso conto di ciò che aveva fatto.  
Aveva commesso un errore irreparabile.
Passò una notte terribile, piena di incubi orribili in cui tutti lo additavano e lo scacciavano a causa della sua magia. Il giorno dopo andò a scuola terrorizzato.
Stranamente però tutto sembrava assolutamente normale. Nessuno disse niente e quando incrociò lo sguardo di Amanda lei lo salutò come se niente fosse.
L’unica cosa che si diceva era che il suo ragazzo fosse stato pestato e che non sarebbe venuto a scuola nei prossimi giorni.
Fu così sollevato che non si chiese nemmeno cosa fosse successo. Quando tornò a casa però trovò i suoi genitori ad aspettarlo in salotto con l’aria furiosa. Capì in quel momento cos’era successo: erano stati loro a sistemare le cose con la magia prima che fosse troppo tardi.
Gli avevano fatto passare una notte d’inferno per punirlo, ma non era finita: avrebbero temporaneamente interrotto il mio addestramento. All’inizio Sem cercò di difendersi, ma quando suo padre gli racconto con le lacrime agli occhi del suo passato, di come era stato costretto a cambiare scuola e casa più volte per le sue disattenzioni e di come avesse fatto soffrire  i suoi fratelli e i suoi genitori per la sua arroganza e la imprudenza, il ragazzo si sentì un verme. Non aveva mai capito il senso di quello che i genitori gli avevano detto: c’erano sempre delle conseguenze per l’uso sconsiderato della magia, ma spesso quelle conseguenze ricadevano non su di noi, ma sui nostri cari.

Era stato stupido ed egoista, ma avrebbe saputo rimediare. Avrebbe dimostrato ai suoi che era degno della fiducia e della sapienza che gli avevano trasmesso. 


Pubblicato da Unknown alle 11:01 0 commenti  

Il cerchio delle fate

mercoledì 7 agosto 2013

Buonsalve! Volevo scrivere un racconto sulle fate, ma come spesso mi succede la storia ha finito col degenerare. Vabbè… sono un caso disperato. XD

Il cerchio delle fate
(racconto n.341)

Marta faceva una vita piuttosto ordinaria e monotona. Abitava in una piccola cittadina e faceva una vita piuttosto tranquilla, passando le sue giornate divisa tra la scuola e un lavoretto pomeridiano in un bar. Un giorno, mentre tornava a casa dal lavoro, cominciò a sentire uno scampanellio.
La ragazza alzò lo sguardò per cercare l’origine di quel suono, ma non vedendo niente si limitò a scrollare le spalle e ad andare avanti. Sentì lo scampanellio altre tre volte durante quella giornata, ma quasi non ci badò. Il giorno successivo però, lo scampanellio si fece così insistente che Marta venne presa da uno forte attacco d’ansia. Qualcosa dentro di lei le disse che doveva cercare a tutti i costi l’origine di quello scampanellio. Mossa da quello strano istinto, lo seguì attraverso tutto il paese e poi fuori fino a un bosco poco distante dalle ultime abitazioni.
Lì vide qualcosa che la lasciò a bocca aperta: in una radura al centro del bosco, uomini e donne bellissimi con splendide ali di farfalla danzavano in cerchio alla musica di campanellini  che ognuno di loro teneva legati al polso. Marta rimase ammaliata dalla loro bellezza, dalla luce che i loro corpi emanavano  velando ogni cosa di una calda magia. Li osservò con timore reverenziale finché all’improvviso una di quelle creature si avvicinò a lei. Era una donna dai lunghi capelli scuri e gli occhi di un argento che sembrava liquido. –Sei arrivata finalmente. – le disse con una voce che sembrava vibrare di mille tonalità diverse.
Marta la guardò perplessa, chiedendosi dove avesse già visto quella donna. – Io… mi stavi aspettando?
- Sì. – sorrise lei. – Ti aspettavo da tanto, tanto tempo.
Così dicendo, la fata le porse il campanellino che portava al polso. – Questo è per te… se vorrai unirti a noi.
Marta ebbe solo un attimo di esitazione. Quelle creature erano così belle e andavano ben al di là della sua normale, banale esistenza… come poteva non desiderare di essere una di loro?
Con il cuore in gola per l’emozione, prese il braccialetto e se lo mise al polso. Grosse ali le spuntarono dietro la schiena, ali membranose come quelle dei pipistrelli. Sconvolta, Marta guardò il cerchio di fate che si era trasformato in un’orgia di creature demoniache e perverse nella quale quelle che sembravano essere le più giovani venivano seviziate e torturate in maniera atroce.
Sconvolta, guardò la fata che le aveva dato il braccialetto. Era diventata una donna normalissima, una persona che lei aveva già visto su un manifesto che la segnalava come persona scomparsa.
- Quando ci prendono, ogni stagione abbiamo una sola occasione per portare qualcuno a noi e fargli prendere il nostro posto. – disse semplicemente la donna. – Grazie a te potrò finalmente tornare dalla mia famiglia.

Marta non poté dirle niente perché la donna le diede subito le spalle e si allontanò verso l’uscita del bosco.  Un attimo dopo si sentì afferrare da decine di mani avide e bramose di trascinarla nel dolore della loro brama di piacere per dare inizio al suo interminabile incubo.


Pubblicato da Unknown alle 11:19 1 commenti  

Morte amica

martedì 6 agosto 2013

Buonsalve! Questo racconto doveva parlare di spiriti e fantasmi, ma ha preso una piega davvero inaspettata. Spero vi piaccia! ^,.,^

Morte amica
(racconto n.340)

Pamela si era ammalata quando aveva solo quindici anni e col tempo la sua salute si era aggravata a tal punto da costringerla a passare molto tempo in ospedale. Ogni volta che doveva passare giorni o anche settimane in un letto d’ospedale, troppo stanca e debole per fare qualsiasi cosa, ogni volta che la sua famiglia se ne andava alla fine dell’orario di visita, una signora  si sedeva accanto a lei per chiacchierare o a raccontarle delle storie. Le faceva sempre molta compagnia e le sue storie erano davvero belle e toccanti. Non c’era niente di fantastico, niente magia o mostri spaventosi né mondi immaginari dove tutto era possibile. Le sue erano storie umane, bellissime proprio perché reali, emozionanti proprio perché toccavano l’animo  parlando di sentimenti ed emozioni vere.
Col tempo, Pamela si era affezionata a quella signora e aveva iniziato a raccontarle molto di sé, della sua vita e delle innumerevoli paure legate alla sua malattia.
Divenne una confidente con la quale passava piacevolmente molto tempo.
Un giorno però lei non venne e Pamela decise di chiedere informazioni. Visto che veniva sempre fuori dall’orario di visite doveva lavorare all’interno dell’ospedale o comunque essere una volontaria conosciuta dalle infermiere. Nessuno però seppe dirle niente di lei cosa che la lasciò piuttosto perplessa. Quando poi raccontò alle infermiere le storie che la donna le raccontava, queste sbiancarono e si lanciarono sguardi spaventati: erano tutte storie di persone morte in quel piano dell’edificio.
Pamela rimase per un bel po’ a rimuginare su quelle storie e quella donna così gentile e affabile. Le ci volle un po’ per capire e accettare chi fosse.
Una settimana dopo, la donna tornò a trovarla. Era molto seria e la guardava con sguardo impassibile. – È ora. – disse solamente.
Pamela deglutì e fece un cenno di assenso col capo. Sapeva che prima o poi sarebbe arrivata. Con la sua malattia era inevitabile. – Grazie per essere stata gentile con me.
Lei sorrise con gentilezza. – Non sono spietata come tutti pensano soprattutto con chi passa molto tempo a un passo da me.
Così dicendo, la donna le mise una mano sugli occhi e Pamela si accasciò sul letto come se si fosse improvvisamente addormentata. La sua anima abbandonò così il corpo per essere accolta e custodita dalle mani amiche della Morte.

  

Pubblicato da Unknown alle 12:48 1 commenti  

Creatività

lunedì 5 agosto 2013

Buonsalve! Questo racconto è dedicato alla creatività, una parte fondamentale della mia vita della quale non potrei mai fare a meno. Buona lettura!

Creatività
(racconto n.339)

Per Adam la creatività era tutto. Lui adorava creare storie, raccontare di mondi immaginari o di vite del mondo reale, di divertenti avventure o commoventi emozioni.
Spesso si divertiva anche a disegnare i racconti che immaginava, creando illustrazioni di una bellezza davvero unica. Nel mondo in cui viveva però la creatività non era ammessa. Nella sua realtà non c’era spazio per le storie e per le emozioni che esse sapevano dare.
Il suo mondo era una terra fatta di metallo e di regole. Tutti nascevano con un ruolo e ad esso erano destinati per tutta la vita. Lui era stato destinata allo smaltimento dei rifiuti.
Il suo compito era quello di svegliarsi ogni mattina, alimentarsi e recarsi fuori dalla Città, nell’immensa discarica che ormai avvolgeva  l’intero pianeta, al di là delle abitazioni dell’unico centro urbano ancora esistente. Lì,  aveva il compito di smantellare ogni tipo di rifiuto chimo o meccanico e di inviarlo nelle apposite aree della discarica. Un giorno però tra i rottami e i detriti, trovò qualcosa che non avrebbe mai immaginato, un oggetto del quale si parlava solo nei database più vecchi e obsoleti: un libro.
All’inizio lo guardò con  diffidenza, ma all’improvviso gli cadde dalle mani e si aprì su una bellissima illustrazione di una ragazzina con l’aria imbronciata, seduta a un tavolo con uno strano uomo con un copricapo enorme e un essere con delle lunghe orecchie e lo sguardo inquietante. Quell’immagine lo colpì così tanto che si mise a sfogliare il libro con acceso interesse. Le parole appartenevano a una lingua arcana, ma lui aveva già avuto modo di entrare in contatto con essa e questo gli permise di leggerlo e in qualche modo capirlo. C’erano molte cose nel libro che nel suo mondo non esistevano più, creature estinte e dimenticare nel tempo. Dovette fare molte ricerche per riuscire a capire come fossero fatte. La scoperta di quel libro fece nascere qualcosa in lui, qualcosa di nuovo e inaspettato: la creatività. Da allora non rinunciò mai ad essa né alla sua nuova passione crescente per le storie. Nessuno avrebbe mai dovuto sapere perché nessuno avrebbe potuto capire.

In una realtà plasmata nel metallo, la fantasia non era per messa. Non in un mondo di macchine dal cervello artificiale nel quale solo una volta ogni milione di anni appariva qualcuno in grado di fare qualcosa di totalmente inaspettato: sviluppare una creatività umana. 


Pubblicato da Unknown alle 12:33 1 commenti  

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